L’ANNULLO POSTALE
L’annullo postale da collezione, elaborata opera grafica sviluppata sul tema “Pra’ di Castello – La Rocca scomparsa di Porto” a partire da una pianta ottocentesca ritrovata nell’archivio di Stato di Ferrara, sarà disponibile sabato 19 settembre dalle ore 9,00 alle ore 12,30 presso i locali di Corso Vittorio Emanuele II n. 34 a Portomaggiore, dove presterà servizio un Ufficio di Poste Italiane.
PRA’ DI CASTELLO – LA ROCCA SCOMPARSA DI PORTO
Piazza della Repubblica, area libera da costruzioni occupata durante Antica Fiera dal luna park, nel suo sottosuolo nasconde un affascinante segreto. Nel medioevo e almeno fino al termine dell‘800, ospitava Pra’ di Castello, l’antica Rocca difensiva di Porto prossima all’omonima Fossa. Costruita dagli Estensi, era rivolta a est per funzioni strategico-difensive del Ducato, considerate le mire espansionistiche verso la Romagna datate 1200.
Occupava circa un ettaro: un quadrato esatto di 110 metri di lato, come da pianta ottocentesca conservata all’Archivio di Stato di Ferrara, e circondato da un profondo fossato largo 20 metri alimentato dalla Fossa di Porto, forse tramite un condotto sotterraneo, aprendo all’ipotesi che fosse accessibile per via fluviale. Era servita da un ponte levatoio rivolto a nord ovest, verso il centro del paese. Nulla sappiamo della forma, se non l’elevata capienza, perché il 27 agosto 1353 vi furono alloggiati e ristorati 1000 uomini dell’esercito di Francesco d’Este. L’unico elemento architettonico conosciuto è la copertura del tetto in coppi dalla testimonianza dello storico Delaito che riferisce del famoso fatto d’arme dell’aprile 1395, quando Astorgio Manfredi di Faenza assediò Azzo d’Este rifugiatosi nella rocca portuense: una battaglia che lasciò sul campo 1500 morti e vide l’uso estremo di “frecce, pietre e tegoli” da lanciare sugli assedianti.
Era centro amministrativo come il Castello di Ferrara, grazie alla memoria di due lettere, spedite ai suoi fattori dal Castello da Parisina Malatesta, l’infelice seconda moglie di Nicolò III, giustiziata per il tradimento con Ugo, figlio dello stesso Duca, vergate 12 agosto e 15 novembre 1424.
Nel 1570, il castello era ancora custodito, ma aveva perso l’importanza degli antichi tempi, perché i conflitti del Ducato erano guardati da difese ben più avanzate verso Venezia. Trent’anni dopo, sparì la carica di Castellano, affermandone la decadenza, coincisa con la fine degli Estensi, seguita dalla Devoluzione allo Stato Pontificio. La Chiesa, quando non distrusse le Delizie, ne tollerò il degrado progressivo. È probabile che Pra’ di Castello abbia conosciuto una lenta e silenziosa agonia durante il Seicento. Nel 1864, Mezzogori riferisce che erano visibili, al centro di un vasto prato circondato da filari di pioppi, i resti del castello “nella gran fossa che cinge un culmine di terra, nel cui seno si celano le sue reliquie e le sue fondamenta” (“Memorie storiche di Portomaggiore” – G. Mezzogori). Così il Tallandini chiama la zona “Orto della Montagnola”, attestando attraverso suoi scavi dei primi del ‘900 che “scoprirono muri, archi, cocchi di fine artistica miniatura a vividi colori con impresse le araldiche gentilezze dei Manfredi di Faenza”. Fotografie aeree del 1972, lasciano intravedere la sagoma della fossa e delle fondazioni con l’erba che cresce sulle rovine più scura di quella dell’intera area circostante.






